Maurizio LUPI  

 

 

       Amo su ogni altra cosa il Reportage ed il Racconto Fotografico fusi e profusi in quel magnifico crogiuolo che è l’Audiovisivo Fotografico dove immagine e parola sincreticamente suscitano e  rafforzano le emozioni in intima congiunzione con la musica, l’ulteriore elemento compositivo che in sinestesia con gli altri sensi coniuga al positivo la metafora della goccia che tracima dal vaso delle emozioni.

       Amo fare reportage nel descrivere la realtà ma amo ancor di più fare racconto per interpretarla.Umanamente impossibile l'esistenza dell’uno in assenza dell’altro.L’uno è copula della realtà l’altro predicato nominale che la puntualizza e la interpreta.

Insieme rappresentano la figura dell’endiadi: due entità distinte che congiungendosi ne creano una nuova.

   Per me i confini tra l’oggettività del reportage e la soggettività del racconto fotografico sono estremamente labili tanto da costituire un unicum inscindibile per la realizzazione della eguaglianza:

 

Ragione + Cuore = Comunicare + Emozione

 

    Per me “scrivere con la luce” non è solo la trasposizione etimologica della parola fotografia ma rappresenta con tutta la sua carica evocativa il modo di rappresentare ed interpretare con il “terzo occhio”, quello interiore, qualsiasi lavoro fotografico che sia ritratto, moda, reportage industriale, naturalistico o sociale.

Dietro l’obbiettivo c’è sempre un uomo con la sua cultura, i suoi sentimenti e la sua capacità di comunicare attraverso un linguaggio universale e c’è colui che deve trasmettere con la sua ragione le idee e con i suoi sentimenti le emozioni.

 

     La rappresentazione ed interpretazione della realtà non può prescindere dalla capacità immaginifica dell'uomo di fare racconto sulla realtà con storie vere o verosimili.

     Il Cinema docet.

 

     Credo nella Parola e specificatamente nel Linguaggio Verbale quale cassa di risonanza delle potenzialità espressive del linguaggio fotografico.

     Il racconto verbale, attraverso il gioco sintagmatico della combinazione logica delle parole e l’uso delle figure retoriche suggerisce tecniche compositive ed espressive che possono essere mutuate in gran parte anche nella fotografia.

     Il singolo scatto, come la parola nel racconto verbale, è quella tessera che da sola può essere una magnifica pietra ma con tutte le altre completa e definisce il mosaico della narrazione.

Sono fortemente convinto che anche quella che viene definita fotografia meramente descrittiva e documentale debba contenere al suo interno tutti i prodromi delle contaminazioni tra linguaggi simbolici e contornuali, in modo da far trasparire sempre la forza espressiva soggettiva.

Il linguaggio verbale, nel suo percorso simbolico dalla astrazione alla realtà, fornisce forti elementi espressivi a supporto di quello fotografico che come linguaggio contornuale segue la strada inversa partendo dalla realtà per giungere alla astrazione della rappresentazione.

Tutti e due sono strumenti di comunicazione che sapientemente amalgamati aumentano la capacità espressiva e la creatività.

 

 

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